Nasce nel 1940 in Manciuria; quando, alla fine del conflitto mondiale, l’Unione Sovietica attacca la Manciuria e tutti i civili giapponesi residenti nella zona sono costretti alla fuga, Lagasawa si stabilisce in Giappone, dove si laurea come architettura.Dopo varie vicessitudini, nel 1967 approda a Milano, dove i fermenti politici che preparano il ’68 si intrecciano con l’attività creativa di giovani artisti, Castellani, Fabio, Nigro e Trotta , con i quali Nagasawa stringe un sodalizio intellettuale e artistico, destinato a restare saldo nel tempo.
La produzione di questo periodo è legata al concettualismo: giochi verbali incisi su lastre metalliche, “azioni “ nella campagna lombarda e video.
Dal 1972 si dedica alla scultura, realizzando opere impegnative con l’uso di materiali quali l’oro, il marmo e il bronzo. Il linguaggio plastico dell’artista acquista una sua precisa fisionomia, un’originalità che trae forza dalla fusione di elementi mitici e religiosi, provenienti dalla sua cultura d’origine, l’Oriente, e da quella d’adozione, l’Occidente.
Negli anni Ottanta avviene un ampliamento di scala, che lo porta a creare ambienti, al confine tra scultura e architettura. L’idea della sospensione diventa il nucleo centrale delle sue ricerche con la concezione di opere “antigravitazionali “.
A partire dagli anni Novanta, il giardino, l’elemento naturale, diventa preponderante: i temi del recinto e del passaggio sono al centro della sua poetica per la creazione di “luoghi “.
Ha partecipato a numerose edizioni della Biennale di Venezia e nel 1992 alla 9° edizione di Documenta.
Opere in collezione
- Era
- Visione di Ezechiele